Questa volta non vogliamo fare cronaca: è un copione già visto troppe volte. Stessa tecnica del forellino sotto la maniglia, nessuno ha sentito nulla, tutti aggrediti nel sonno. I banditi che razziano, entrano nelle camere, portano via con calma, svuotano tutta la refurtiva per terra al piano inferiore per meglio selezionarla, e poi se ne vanno, sicuri della completa assenza di una qualsivoglia forma di controllo sul territorio da parte delle forze dell’ordine.
Questa volta è toccata a Giorgio Gasparini, anch’egli in via del Riccio, tra le 2:30 e le 6:30 di sabato 14 u.s.
Lasciamo perdere il racconto. Colpisce invece ciò che dice, ne stralciamo alcune espressioni, drammatiche e significative: “il rischio di trovarseli vicino al letto…”, “la sensazione di disperazione che ti invade perché ti rendi conto che l’archetipo della nostra sicurezza –la CASA- viene svuotato di significato…”, “il senso di impotenza totale e la sensazione precisa che sei lasciato solo…”, “lo choc anche da parte delle bimbe, che hanno trovato le loro borsette svuotate per terra…”.
Ce n’è abbastanza, crediamo. Ma, per completezza di cronaca, dobbiamo aggiungere che questo colpo si aggiunge ad una lunga serie: dalla rapina in casa con sparo nel muro avvenuto pochi giorni fa a San Clemente (Bastiglia), alla rapina nelle villette dei D’Ambrosio, Bruscagin, nella casa di Maurizio Lippi (in una via più in là, via delle Macine), e di altri che non “ricordiamo” più perché sono ormai troppi.
Ed è andata ancora bene: i banditi erano “buoni” e si sono accontentati dei pochi contanti trovati, di gioielli, di pochi oggetti, di iPod, lasciando intatti documenti d’identità. E non si è fatto male nessuno. Già… ma forse molti non si rendono conto dei danni che può provocare anche un semplice pugno in faccia, danni che rischiano di passare solo dopo molti anni e che a volte invece sono irrimediabili.
E quando verranno gli “altri”, i cattivi? Cosa faremo, cosa possiamo fare? Scriveremo ancora un pezzo, solo un po’ più cruento questa volta e pieno di paura. Sì, il cittadino oggi vive nella paura.
Se non vi sarà un intervento adeguato delle forze dell’ordine a difesa dei cittadini e lo Stato non saprà intervenire, è inevitabile che i cittadini prima o poi si organizzeranno autonomamente, decretando il fallimento dello Stato stesso; altro che esercito nelle città, che serve unicamente la propaganda.
È indubbio che questa situazione ha delle salde radici nel clima di effettiva impunibilità e nella certezza che non esiste la certezza della pena.
Il nuovo Governo “ad personam”, oltre alla facile e falsa demagogia, una cosa la garantisce tuttavia, non agli onesti cittadini ma ai banditi, ai piccoli e soprattutto ai grandi delinquenti: non solo l’impunibilità, ma addirittura la sicurezza della completa opacità. Non solo, le nuove norme proposte dal Governo prevedono l’eliminazione di ben 100.000 processi, ben peggio dell’indulto di due anni fa, ma sta cercando di fare passare una legge che “toglierà il bisturi al chirurgo”. Stiamo parlando della farsa della legge sulle intercettazioni telefoniche che impedirà di rendere pubbliche le notizie, sui reati intercettati dalla Magistratura.
I cittadini onesti vogliono la certezza della pena e non temono le intercettazioni telefoniche; anzi, chi si occupa della “cosa pubblica” lo deve fare per scelta, per missione, non per opportunismo. Gli amministratori devono essere trasparenti per “contratto” con i cittadini.
Ribadiamo, se passa questa legge, possiamo lasciare la porta di casa aperta di notte: così facciamo prima. Tanto, non ci saranno più neanche i giornalisti per saperlo e per raccontarlo.
L’avanzamento verso il Regime (i lettori più anziani capiscono bene questo termine con la R maiuscola) si compie anzi tutto imbavagliando l’Informazione. E già oggi l’Informazione, nel nostro Paese, è addomesticata, imbavagliata e minacciata.
Noi dell’ITALIA DEI VALORI siamo convinti che le cose, se si fanno, vanno fatte seriamente. L’impunità imperante, figlia delle leggi ad personam, che corrode le coscienze, favorisce solo chi delinque. Non si tratta di essere giustizialisti, si tratta di dare il giusto valore ai valori e di avere senso di responsabilità.
Vittorio Cajò – ITALIA DEI VALORI – Bastiglia
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