Bolzaneto, lo Stato rifiuta i risarcimenti

ricorso contro la condanna degli agenti del G8

di MASSIMO CALANDRI

L’Avvocatura spera in uno sconto sul rimborso di due milioni di euro stabilito dai giudici
Sconcerto tra i legali delle parti civili, sono 142 le vittime aventi diritti al pagamento dei danni
ricorso contro la condanna degli agenti del G8

GENOVA – Dopo aver chiesto ufficialmente scusa per i soprusi e le violenze commesse dai propri uomini nella caserma di Bolzaneto, lo Stato italiano si rifiuta di risarcire le vittime. Attraverso la propria Avvocatura ha infatti appellato la sentenza del luglio scorso, che condannava funzionari di polizia, agenti e guardie carcerarie a pene minime e ad un risarcimento – in solido con i Ministeri di appartenenza – di circa due milioni di euro. Non è un’istanza scontata, quella presentata nei giorni scorsi alla Corte d’Appello di Genova: c’è la concreta possibilità di ribaltare il verdetto – è scritto nelle 15 pagine depositate – e allora perché mettere mano al portafogli col rischio di non vedersi più restituire il denaro?

Una tesi clamorosa che ha provocato sconcerto e polemica tra i legali delle parti civili. A quasi otto anni dalle “torture” – parola ribadita dai giudici motivando la loro decisione – le centinaia di persone passate per il carcere del G8 attendevano almeno un anticipo sulla somma loro dovuta. Quella che tecnicamente viene definita provvisionale. Ma lo Stato, pur riconoscendo che i no-global nel luglio 2001 subirono “vergognose vessazioni”, non ci sta. Penalmente sa bene che la prescrizione tra qualche giorno cancellerà tutto. Sul piano civile, confida in un verdetto ancora migliore di quello dell’estate passata: “Il favorevole esito dell’impugnativa proposta – scrivono gli Avvocati dello Stato, Matilde Pugliaro e Giuseppe Novaresi – imporrebbe quindi un recupero di quanto indebitamente versato che, in mancanza di garanzie reali, e vista la molteplicità dei destinatari – molti dei quali, oltretutto, residenti in differenti Stati – rischierebbe di non andare a buon fine”.

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Sei mesi fa Renato Delucchi, presidente della terza sezione del tribunale, aveva condannato 15 dei 45 imputati a 23 anni e 9 mesi di reclusione, meno di un terzo rispetto a quanto simbolicamente chiesto dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. I giudici avevano di fatto riconosciuto l’esistenza a Bolzaneto di un “campo”, ammettendo la sconfitta della giustizia italiana: costretti ad applicare le leggi a disposizione, che non disciplinano il reato di tortura, avevano escluso il dolo e l’aggravante dei “futili motivi”.

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Addirittura era stato negato il “nesso organico” tra gli imputati e la pubblica amministrazione: poliziotti, carabinieri e guardie non potevano più essere considerati “servitori dello Stato”. E lo Stato non si sentiva dunque più responsabile per gli atti da loro commessi. Una tesi che però il tribunale non aveva accolto, condannando anche i ministeri al pagamento dei danni.

(27 gennaio 2009)

Articolo tratto da Repubblica.it

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