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	<title>Italia dei Valori - Modena &#187; Stampa Nazionale</title>
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	<description>Dalla parte dei cittadini</description>
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		<title>Il Pg: &#8220;Mangano ad Arcore per i boss&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 11:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Dell'Utri]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[da Repubblica del 25/09/09
Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da Repubblica del 25/09/09</em></p>
<p>Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza&#8221;. Così il Procuratore generale Antonino Gatto entra subito nel vivo della requisitoria del <a style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; color: #222222; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px;" href="http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/politica/dell-utri-processo/dell-utri-processo/dell-utri-processo.html?ref=search"><span style="text-decoration: underline; padding: 0px; margin: 0px;">processo di secondo grado</span></a> in cui il senatore Marcello dell&#8217;Utri (Pdl) è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il parlamentare è stato <a style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; color: #222222; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px;" href="http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/politica/dellutri/dellugiudi/dellugiudi.html"><span style="text-decoration: underline; padding: 0px; margin: 0px;">condannato in primo grado</span></a> a nove anni di carcere&#8230;</p>
<p>Era stato lo stesso Dell&#8217;Utri a farlo assumere. Una scelta, secondo il magistrato, non legata a interessi agricoli, ma alla necessità, che all&#8217;epoca avevano tanti imprenditori, tra i quali lo stesso Berlusconi, di &#8220;proteggersi&#8221; dal pericolo di sequestri. <br style="padding: 0px; margin: 0px;" /><br style="padding: 0px; margin: 0px;" />&#8220;Ma davvero &#8211; si chiede il Pg &#8211; non fu possibile trovare in Brianza persone capaci di sovrintendere alla tenuta di Arcore? Davvero dall&#8217;estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole?&#8221;. &#8220;In realtà &#8211; prosegue Gatto &#8211; non solo Mangano di cavalli e di coltivazioni non sapeva nulla: ma se guardiamo i suoi numerosissimi precedenti penali, gli interessi che coltivava erano di tutt&#8217;altra natura rispetto a quelli agricoli&#8221;</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/processo-dell-utri/processo-dell-utri/processo-dell-utri.html" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>Scudo, sanato il falso in bilancio e niente segnalazione di riciclaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 13:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanatoria]]></category>
		<category><![CDATA[Scudo Fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[di ROBERTO PETRINI
Repubblica del 18/09/09
Colpo di spugna sul falso in bilancio, su una vasta gamma di reati fiscali e tutela garantita dalle norme antiriciclaggio. Inoltre gli atti, i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 3px; margin-left: 0px; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; color: #00386b; line-height: 14px; font-weight: normal; padding: 0px;"><span style="padding: 0px; margin: 0px;"><span style="word-spacing: -0.001em; padding: 0px; margin: 0px;"><em>di ROBERTO PETRINI</em></span></span></h2>
<p><span style="padding: 0px; margin: 0px;"><span style="word-spacing: -0.001em; padding: 0px; margin: 0px;"><em>Repubblica del 18/09/09</em></span></span></p>
<p><span style="padding: 0px; margin: 0px;"><span style="word-spacing: -0.001em; padding: 0px; margin: 0px;">Colpo di spugna sul falso in bilancio, su una vasta gamma di reati fiscali e tutela garantita dalle norme antiriciclaggio. Inoltre gli atti, i documenti e le attestazioni delle pratiche relative al rimpatrio di capitali non potranno essere usati come prova nei confronti di chi ha un procedimento penale in corso. Lo scudo fiscale torna, come era previsto nelle bozze circolate prima dell&#8217;estate e poi accantonate, un vero e proprio condono generalizzato per chi ha esportato capitali all&#8217;estero. Sono queste infatti le modifiche messe a punto dalla maggioranza, con parere favorevole del governo, e condensate nell&#8217;emendamento Fleres presentato martedì in tarda serata in Commissione Bilancio del Senato&#8230;</span></span></p>
<p>L&#8217;emendamento Fleres, infatti rispetto alla versione attuale della norma, impedisce l&#8217;utilizzo delle prove ricavate dalle pratiche dello scudo nei procedimenti penali in corso; inoltre allarga l&#8217;esclusione della punibilità per chi partecipa allo scudo, oltre che ai due reati fisiologici di omessa e infedele dichiarazione, anche una serie di reati tributari, a tutti i reati di falso e al falso in bilancio. Infine, una seconda versione dell&#8217;emendamento, presentata ieri, esclude anche l&#8217;obbligo per gli intermediari di segnalare le operazioni sulle quali grava il sospetto di riciclaggio di denaro sporco.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/fisco-1/scudo-bilancio/scudo-bilancio.html" target="_blank">Leggi  l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>Trattativa tra Stato e mafia &#8211; Interrogato Nicola Mancino</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 12:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Trattativa]]></category>

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		<description><![CDATA[di ATTILIO BOLZONI e FRANCESCO VIVIANO
Repubblica del 18/09/09
È l&#8217;unico uomo politico &#8211; al tempo era ministro degli Interni &#8211; che ha parlato di una &#8220;trattativa&#8221; che qualcuno voleva ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di ATTILIO BOLZONI e FRANCESCO VIVIANO</em></p>
<p><em>Repubblica del 18/09/09</em></p>
<p>È l&#8217;unico uomo politico &#8211; al tempo era ministro degli Interni &#8211; che ha parlato di una &#8220;trattativa&#8221; che qualcuno voleva fare con la mafia. È l&#8217;unico uomo politico che ha spiegato perché quella &#8220;trattativa&#8221; è stata respinta &#8220;anche come semplice ipotesi di alleggerimento dello scontro con lo Stato&#8221;. Diciassette anni dopo le stragi siciliane e due mesi dopo le sue prime dichiarazioni sulle tragiche vicende avvenute nell&#8217;estate del 1992, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino sfila come testimone davanti ai magistrati di Palermo e di Caltanissetta.</p>
<p>Un interrogatorio di quasi tre ore a Roma, un faccia a faccia dell&#8217;ex ministro con i procuratori Messineo e Lari e gli aggiunti Di Matteo e Gozzo per ricostruire chi aveva intavolato le trattative, a cosa puntavano, chi dentro lo Stato non ha voluto accettare il ricatto di Cosa Nostra. Il verbale di interrogatorio è stato secretato. Se alla procura di Caltanissetta s&#8217;indaga sui massacri in Sicilia (Capaci e via D&#8217;Amelio nella primavera-estate del 1992) e se alle procure di Firenze e di Milano s&#8217;indaga sugli attentati del 1993 (le bombe in via dei Georgofili, a San Giorgio al Velabro, in via Palestro), alla procura di Palermo s&#8217;indaga sulla &#8220;trattativa&#8221; fra mafia e Stato&#8230;</p>
<p>..</p>
<p>L&#8217;inchiesta di Palermo ha scoperto negli ultimi mesi che ci sono state non una, ma ben due &#8220;trattative&#8221;. La prima viene datata fra la morte di Falcone e quella di Borsellino, la seconda sarebbe stata avviata dopo la cattura di Riina da Bernardo Provenzano e con &#8220;un esponente di rilievo della nascente formazione politica&#8221;. Secondo le dichiarazioni di almeno due pentiti e di Massimo Ciancimino, il partito sarebbe Forza Italia e l&#8217;interlocutore di Provenzano sarebbe stato Marcello Dell&#8217;Utri. La prima e la seconda &#8220;trattativa&#8221; sono collegate fra loro: nelle indagini l&#8217;anello di congiunzione sarebbe proprio la mancata cattura di Provenzano. Un arresto sfumato &#8220;conseguenza&#8221; dell&#8217;accordo fra pezzi dello Stato e mafia. Oggi i procuratori sono certi che la &#8220;trattativa&#8221; (o le &#8220;trattative&#8221;) fra Corleonesi e apparati non sono durate soltanto qualche mese ma almeno tre anni. Fino agli ultimi mesi del 1995.</p>
<p>Nicola Mancino non è il solo uomo politico che ha testimoniato su quei tentativi di &#8220;avvicinamento&#8221; dei mafiosi. A metà luglio, dopo diciassette anni di silenzio, si è presentato alla procura di Palermo anche l&#8217;ex presidente della commissione parlamentare antimafia Luciano Violante per raccontare di tre contatti avuti con il generale Mori&#8230;</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-9/interrogatori-trattativa/interrogatori-trattativa.html" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>Strage Borsellino, il processo si rifarà</title>
		<link>http://www.idvmodena.it/2009/07/30/strage-borsellino-il-processo-si-rifara/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 10:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[capaci]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[da Repubblica del 30/07/09 di A.Bolzoni
CALTANISSETTA &#8211; Il processo per l&#8217;uccisione di Paolo Borsellino è oramai da rifare. Il primo pezzo sta già andando verso la revisione: usciranno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da Repubblica del 30/07/09 di A.Bolzoni</em></p>
<p><strong>CALTANISSETTA</strong> &#8211; Il processo per l&#8217;uccisione di Paolo Borsellino è oramai da rifare. Il primo pezzo sta già andando verso la revisione: usciranno di scena i falsi attentatori, entreranno nel nuovo dibattimento gli ultimi sospettati, resteranno sospesi sui loro ergastoli i mandanti mafiosi e resteranno coperti nel segreto ancora per un po&#8217; di tempo quei &#8220;mandanti altri&#8221; &#8211; gli occulti &#8211; che avrebbero deciso la strage insieme ai boss. Si ricomincia daccapo per tutti i massacri siciliani dell&#8217;estate 1992.</p>
<p>I pubblici ministeri di Caltanissetta studiano in questi giorni le carte per inviare alla Corte di Appello di Catania, competente per territorio, una tranche del primo processo Borsellino. E intanto hanno spedito una raffica di richieste ai capi dei servizi segreti, il vecchio Sisde e il vecchio Sismi, per &#8220;l&#8217;identificazione&#8221; di almeno una dozzina di agenti segreti coinvolti in &#8220;operazioni sporche&#8221; in Sicilia. Sono investigazioni ad incastro. Ogni giorno, a Caltanissetta, sfilano testimoni eccellenti che ricostruiscono vicende di 17 anni fa. Come due magistrati che, a metà mese, si sono presentati al procuratore capo Sergio Lari e al suo vice Domenico Gozzo. Due giovani colleghi di Paolo Borsellino a Marsala, un uomo e una donna. Hanno messo a verbale: &#8220;Un giorno di quell&#8217;estate siamo andati a trovare Paolo nel suo ufficio a Palermo, era stravolto. Si è alzato dalla sedia, si è disteso sul divano, si è coperto il volto con le mani ed è scoppiato a piangere. Era distrutto e ripeteva: &#8220;Un amico mi ha tradito, un amico mi ha tradito&#8230;&#8221;".</p>
<p>&#8230;</p>
<p>La revisione coinvolgerà sicuramente i protagonisti del primo dibattimento. E cioè il falso pentito Vincenzo Scarantino e il suo compare Salvatore Candura, poi Salvatore Profeta che era indicato da Scarantino come il &#8220;committente&#8221; del furto della Fiat 126. E infine Giuseppe Orofino, il proprietario del garage dove fu &#8220;preparata&#8221; l&#8217;autobomba. Molti degli imputati del processo bis e ter non saranno trascinati in un nuovo processo. Soprattutto quelli della Cupola, già condannati come mandanti. Al contrario, alcuni dei loro vice potrebbero vedersi annullato l&#8217;ergastolo. Ma c&#8217;è già un primo ostacolo &#8220;tecnico&#8221; per la revisione: a Catania, dove dovrebbe rifarsi il processo, procuratore generale è oggi Giovanni Tinebra che era procuratore capo a Caltanissetta quando si avviarono le indagini sulla strage Borsellino. C&#8217;è il rischio serio che il processo venga trasferito in un&#8217;altra Corte di Appello ancora: quella di Messina. In attesa di nuovi riscontri su via D&#8217;Amelio i magistrati raccolgono informazioni anche su Capaci. Il pentito Gaspare Spatuzza ha raccontato che &#8220;una parte dell&#8217;esplosivo per uccidere Falcone viene dal mare&#8221;. L&#8217;hanno pescato nel Tirreno, polveri di bombe della seconda guerra.</p>
<p>Sarà classificato top secret il famigerato &#8220;papello&#8221; che dovrebbe consegnare Massimo Ciancimino. Oggi i magistrati lo aspettano a Palermo. Chissà se il figlio prediletto di don Vito questa volta porterà il suo &#8220;tesoro&#8221; di carte.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-9/mafia-9/mafia-9.html" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>Mafia: 10 anni a Mercadante</title>
		<link>http://www.idvmodena.it/2009/07/28/mafia-10-anni-a-mercadante/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 09:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina']]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[da Repubblica del 28/07/09 
Per il gip che, nel 2006, ne ordinò l&#8217;arresto, sarebbe stato tanto vicino al capomafia Bernardo Provenzano da far parte di &#8220;una Cosa sua&#8221;, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da Repubblica del 28/07/09 </em></p>
<p><span class="Apple-style-span" style="border-collapse: separate; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; font-family: 'Times New Roman'; color: #000000;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; line-height: 15px; font-family: Arial; color: #333333;">Per il gip che, nel 2006, ne ordinò l&#8217;arresto, sarebbe stato tanto vicino al capomafia Bernardo Provenzano da far parte di &#8220;una Cosa sua&#8221;, più che di Cosa Nostra. Un&#8217;espressione che dà l&#8217;idea dello stretto legame che univa il padrino di Corleone a Giovanni Mercadante, il medico eletto all&#8217;Assemblea Regionale Siciliana nelle fila di Forza Italia, oggi condannato per mafia a 10 anni e 8 mesi. La sentenza è stata pronunciata dai giudici della II sezione del tribunale di Palermo poco prima delle 2 di notte, dopo oltre 17 ore di camera di consiglio.</p>
<p>Radiologo, 61 anni, parente dello storico boss di Prizzi Tommaso Cannella, Mercadante sarebbe stato medico di fiducia delle cosche e punto di riferimento dei boss nel mondo della politica. Indagato già in passato, la sua posizione venne archiviata per due volte. Poi, nel 2006, la svolta nell&#8217;inchiesta e l&#8217;arresto.</span></span></p>
<p>&#8230;</p>
<p><span class="Apple-style-span" style="border-collapse: separate; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; font-family: 'Times New Roman'; color: #000000;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; line-height: 15px; font-family: Arial; color: #333333;">E un ruolo strategico in Cosa nostra avrebbe avuto anche uno degli otto coimputati di Mercadante, Nino Cinà, oggi condannato a 16 anni, l&#8217;uomo dei tanti misteri, della presunta trattativa tra Stato e mafia: reggente del mandamento di Resuttana, sarebbe stato &#8220;mediatore e pacificatore&#8221;. Tra le stragi del &#8217;92, prima; poi, nel 2005, quando avrebbe tentato di evitare lo scontro fra le cosche a seguito del rientro dei cosiddetti scappati&#8221;, mafiosi esuli negli Usa dai primi anni &#8217;80 per sfuggire alla mattanza dei corleonesi.</p>
<p>Medico di Toto&#8217; Riina e di Bernardo Provenzano, Cinà è già stato condannato due volte per associazione mafiosa: &#8220;Ma le condanne e la detenzione &#8211; secondo i magistrati &#8211; non hanno interrotto la sua partecipazione alle attività mafiose&#8221;.</p>
<p>Tra gli imputati condannati, anche il boss di Torretta, Lorenzino Di Maggio, ritenuto vicino ai capimafia palermitani Sandro e Salvatore Lo Piccolo; Bernardo Provenzano, accusato in questo processo di tentata estorsione. Assolto, invece, Marcello Parisi, figlio di Angelo Parisi, ritenuto vicino al capomafia Nino Rotolo. Secondo la Procura la sua candidatura al Consiglio comunale di Palermo sarebbe stata sponsorizzata da Rotolo e Cinà che si sarebbero rivolti per un appoggio politico proprio a Mercadante. Ma i giudici non hanno ritenuto sufficienti le prove portate a suo carico dai pm.</span></span></p>
<p><a href="http://palermo.repubblica.it/dettaglio/mafia:-10-anni-a-mercadante-radiologo-ed-ex-deputato-fi/1683467" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>Falcone e Borsellino, inchieste riaperte caccia ad un agente segreto sfregiato</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 12:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
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Da Repubblica.it 19/07/2009 di A.Bolzoni
CALTANISSETTA - Nessuno conosce il suo nome. Tutti dicono però che ha &#8220;una faccia da mostro&#8221;. E&#8217; un agente dei servizi di sicurezza. Lo cercano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h5><em>Da Repubblica.it 19/07/2009 di A.Bolzoni</em></h5>
<p><strong>CALTANISSETTA -</strong> Nessuno conosce il suo nome. Tutti dicono però che ha &#8220;una faccia da mostro&#8221;. E&#8217; un agente dei servizi di sicurezza. Lo cercano per scoprire cosa c&#8217;entra lui e cosa c&#8217;entrano altri uomini degli apparati dello Stato nelle stragi e nei delitti eccellenti di Palermo.</p>
<p>Diciassette anni dopo si sta riscrivendo la storia degli attentati mafiosi che hanno fatto tremare l&#8217;Italia. Ci sono testimoni che parlano di altri mandanti, ci sono indizi che portano alla ragionevole convinzione che non sia stata solo la mafia a uccidere Falcone e Borsellino o a mettere bombe. É stata ufficialmente riaperta l&#8217;inchiesta su via Mariano D&#8217;Amelio. É stata ufficialmente riaperta l&#8217;inchiesta su Capaci. É stata ufficialmente riaperta anche l&#8217;inchiesta sull&#8217;Addaura, su quei cinquantotto candelotti di dinamite piazzati nel giugno dell&#8217;89 nella scogliera davanti alla casa di Giovanni Falcone. Una trama. Una sorta di &#8220;strategia della tensione&#8221; &#8211; questa l&#8217;ipotesi dei procuratori di Caltanissetta titolari delle inchieste sulle stragi palermitane &#8211; che parte dagli anni precedenti all&#8217;estate del 1992 e finisce con i morti dei Georgofili a Firenze e quegli altri di via Palestro a Milano.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-8/inchieste-riaperte/inchieste-riaperte.html" target="_blank">Continua a leggere l&#8217;articolo intero&#8230;</a></div>
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		<title>Denuncia IdV, Tg1 e Tg3 taroccate pro Berlusconi</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 14:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Fantuzzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito la prima parte di un articolo tratto da mondopoliticablog , in cui si parla della denuncia da parte dell&#8217;IdV per ciò che riguarda la video-intervista ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo di seguito la prima parte di un articolo tratto da <a href="http://www.mondopoliticablog.com/">mondopoliticablog </a>, in cui si parla della denuncia da parte dell&#8217;IdV per ciò che riguarda la video-intervista della CNN a Berlusconi: le immagini sarebbero state taroccate dai due Tg con l&#8217;aggiunta del logo PdL, assente nel filmato della tv americana.</p>
<p><a href="http://www.italiadeivalori-modena.it/wp-content/uploads/2009/05/2berlusconi11.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-819" src="http://www.italiadeivalori-modena.it/wp-content/uploads/2009/05/2berlusconi11.jpg" alt="" width="261" height="200" /></a>La Rai: &#8220;Nessuna immagine taroccata&#8221;. Il video è stato ripreso lunedì da Tg1 e Tg3, ma nelle immagini si nota una differenza. Nel filmato messo in onda dalla Rai accanto al Cavaliere che parla, appare il logo elettorale del Pdl, con la scritta Berlusconi presidente. Del simbolo non c&#8217; è traccia nell&#8217; intervista originale realizzata dalla tv americana&#8221;.</p>
<p>La denuncia è dell&#8217; Idv. &#8220;Il Tg1 delle 20 ed il Tg3 delle 19 lunedì hanno mandato in onda un servizio con immagini taroccate dell&#8217; intervista che la Cnn ha fatto al presidente Berlusconi. Compare infatti alla sinistra del premier il simbolo elettorale del Pdl, con la scritta Berlusconi Presidente, che difficilmente si può credere sia stato inserito dal montaggio della rete televisiva americana&#8221;, accusa il senatore Francesco Pancho Pardi, capogruppo in commissione di Vigilanza.</p>
<p><a href="http://www.mondopoliticablog.com/2009/05/27/berlusconi-intervistato-dalla-cnn-denuncia-dell-idv-il-tg1-e-il-tg3-avrebbero-modificato-delle-immagini/">continua a leggere</a></p>
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		<title>Ma il premier non rischia più anche senza immunità</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 22:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L. Ferrarella per il Corriere del 20/05/09
Volesse stupire con effetti speciali, Silvio Berlusconi potrebbe già farlo: il coimputato del neocondannato per corruzione David Mills, cioè il premier suo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L. Ferrarella per il Corriere del 20/05/09</em></p>
<p><strong>Volesse stupire con effetti speciali</strong>, Silvio Berlusconi potrebbe già farlo: il coimputato del neocondannato per corruzione David Mills, cioè il premier suo ipotizzato corruttore, può rinunciare anche subito e in ogni momento all’immunità garantita al presidente del Consiglio dallo «scudo Alfano», prima legge votata in due giorni nel luglio 2008 dalla sua maggioranza parlamentare per impedire che le quattro più alte cariche dello Stato possano essere processate duran te tutto il loro mandato.</p>
<p><strong>Volesse invece guardarsi bene dall’azzardare il beau geste,</strong> tra qualche mese il premier potrebbe lo stesso dover mettere in conto di perdere l’immunità temporanea, nel caso in cui a fine anno la Consulta, che già stroncò nel 2004 la prima versione dello scudo per le alte cariche (legge Schifani), ritenesse incostituzionale anche la legge Alfano, e rimettes se così in moto il processo a Berlusconi so speso dal 4 ottobre scorso.</p>
<p><strong>Ma in entrambi i casi,</strong> e a prescindere dalla sorte di merito della sua imputazione, Berlusconi sa bene di non dover temere alcuna concreta conseguenza giudiziaria. Perché la legge Alfano, combinata alle regole sulle in compatibilità dei magistrati, indirettamente gli propizia già la doppietta più preziosa: lo libera della giudice Gandus, tacciata di pre giudizio ideologico e invano «ricusata» di fronte a Appello e Cassazione che hanno sempre dato torto al premier, e gli assicura il riavvio quasi da zero del suo processo, destinato a ricominciare con ben poche chances di ap­prodare a sentenza prima della prescrizione. Il 4 ottobre 2008, infatti, nel sottoporre alla Consulta la costituzionalità della sospensione automatica del giudizio sul premier imposta dalla legge Alfano, i giudici Gandus- Dorigo-Caccialanza avevano separato e «congelato» il processo a Berlusconi (con prescrizione sospesa), proseguendo la fase finale del dibattimento e andando a sentenza il 17 febbraio scorso per il solo coimputato Mills.</p>
<p><strong>Ma in questo modo, nel condannare l’avvocato inglese a 4 anni e mezzo</strong>, i tre giudici hanno già espresso un convincimento sulla medesima corruzione imputata a Berlusconi nello schema corrotto-corruttore, e sono per ciò diventati per legge tecnicamente «incompatibili » a poter giudicare il coimputato premier quando il suo processo dovesse ripartire..</p>
<p><strong>Se e quando Berlusconi per scelta o per forza cesserà di essere «immune»</strong>, il suo pro­cesso dovrà dunque essere celebrato da tre nuovi giudici..</p>
<p><strong>Nel momento in cui ripartiranno, infatti,</strong> le udienze ricominceranno anche a consumare la residua frazione di tempo che manca al la prescrizione del reato collocato nel febbra io 2000 (ridotta dalla legge Cirielli da 15 a 10 anni): resterà ancora circa un anno, lasso che ben difficilmente lascerà al processo il tempo di approdare almeno alla sentenza di primo grado, e che di certo non lo farà mai arrivare in Appello e Cassazione.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/politica/09_maggio_20/ferrarella_premier_non_rischia_più_f9c3e98e-44ff-11de-982b-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>Inguscezia fra ricchezza e torture</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 12:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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		<description><![CDATA[Reportage di P. Del Re, Repubblica del 12/05/09
Il monumento alle vittime dell&#8217;oppressione politica consiste in un fascio di cinque torri d&#8217;avvistamento, alte una ventina di metri, tra le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Reportage di P. Del Re, Repubblica del 12/05/09</em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Il monumento alle vittime dell&#8217;oppressione politica consiste in un fascio di cinque torri d&#8217;avvistamento, alte una ventina di metri, tra le cui cuspidi svolazza uno stormo di corvi grassi e chiassosi&#8230;</span></em></p>
<p>Nell&#8217;ultimo anno, in Inguscezia ci sono stati più morti ammazzati che nella vicina Cecenia. Secondo <a href="http://www.hrw.org/"><span style="text-decoration: underline;">Human Rights Watch</span></a>, la più autorevole organizzazione per i diritti umani, l&#8217;Inguscezia è diventato il luogo più violento del Caucaso e gli eccessi della lotta al terrorismo rischiano di scatenare un conflitto cruento come è stato quello ceceno. &#8220;Ogni giorno, le milizie dei servizi di sicurezza dell&#8217;Fsb compiono rastrellamenti &#8216;preventivi&#8217;, come li chiamano loro. Sequestrano gli uomini e li torturano&#8221;, dice Gairat. </p>
<p>Il 31 agosto scorso, l&#8217;avvocato Magomet Evloev, leader dell&#8217;opposizione e fondatore del <a href="http://www.ingushetia.ru/"><span style="text-decoration: underline;">sito online</span></a> più critico nei confronti del potere è stato prelevato dalla polizia e assassinato con un colpo di pistola alla tempia. &#8220;Un tragico incidente&#8221;: questa la versione fornita dalle autorità. Per reciprocità, il 30 settembre, un kamikaze si è fatto esplodere al passaggio dell&#8217;auto del ministro dell&#8217;Interno, Musa Medov, che si è salvato per miracolo&#8230;</p>
<p>Prima di entrare a Nazran, Gairat ci porta nella vicina Magas, la nuova capitale della repubblica russa. Qui ci sono la sede del governo, qualche banca e una base dell&#8217;Fsb protetta da alte mura di cemento armato. Magas non conta più di 600 residenti, è circondata da posti di blocco e ostenta imponenti edifici postmoderni, in puro stile putiniano. Alle undici del mattino, le strade sono ancora deserte&#8230;</p>
<p>Stupisce la ricchezza di Nazran. Molte case sono state restaurate di recente, il centro è colonizzato da nuovissimi e affollati centri commerciali, il traffico è composto per lo più da macchine di grossa cilindrata. Sui banchi di pesce del mercato troneggiano confezioni di caviale daghestano di contrabbando, a 600 euro al chilo. &#8220;Il premier Putin è un uomo molto astuto &#8211; dice Gairat &#8211; ha capito che per vincere la sua guerra contro il terrorismo la repressione non basta perciò, dopo aver inviato i più feroci tagliagola del suo esercito, ha inondato la repubblica di rubli&#8221;</p>
<p>Nazran è a pochi chilometri dall&#8217;Ossezia del Nord, e da un altro mausoleo, quello di Beslan, dove quattro anni fa un commando di terroristi, alcuni dei quali ingusci, massacrò 200 bambini. Tra le due città, stazionano carri armati delle forze d&#8217;interposizione russe, per via di un antico contenzioso, acceso dalla crudeltà di Stalin e non ancora sopito. Nel febbraio del 1944, accusandole di collaborazionismo con i nazisti, il dittatore sovietico fece deportare, in un solo giorno, le popolazioni dell&#8217;Inguscezia e della Cecenia. Cinquecentomila persone furono caricate su carri bestiame e spedite in Siberia e Kazachstan. </p>
<p>Gli ingusci furono riabilitati soltanto nel 1956, dopo la morte del Piccolo padre. Ma chi era sopravvissuto a dodici anni di gulag, una volta tornato in patria trovò la sua casa e la sua terra occupate dai ossetini provenienti dalla Georgia. Quel conflitto permane tuttora, e a volte s&#8217;infiamma con violenza, come accadde negli anni Novanta, quando nel distretto di Prigorodni gli scontri tra ingusci e ossetini provocarono 546 vittime civili. </p>
<p>Nel suo ultimo rapporto sull&#8217;Inguscezia, Human Rights Watch documenta la &#8220;sporca guerra&#8221; delle forze di sicurezza. Descrive decine di detenzioni illegali, torture e atti di crudeltà, sparizioni forzate ed esecuzioni sommarie. &#8220;I crimini in Inguscezia rievocano le migliaia di casi di sparizioni forzate e omicidi che hanno afflitto la Cecenia per più di un decennio&#8221;, scrive Tanya Lokshina, incaricata delle ricerche sul campo. &#8220;Le brutali politiche anti-insurrezionali della Russia si stanno guadagnando l&#8217;ostilità della popolazione&#8221;. </p>
<p>Per via delle leggi anti-terrorismo, il personale di sicurezza responsabile di violazioni dei diritti umani non è perseguibile. Dice l&#8217;attivista Albert Khantygov: &#8220;La polizia ha stilato liste di giovani islamici. Quando ne ammazzano uno, la gente pensa: &#8220;Hanno ucciso un islamico, allora è vero che gli infedeli ci fanno la guerra&#8221;. E così sono sempre più numerosi i giovani che s&#8217;arruolano nelle fila dei guerriglieri&#8221;. Proprio come sognava, poco prima di venir ucciso, il leader del terrore ceceno Shamil Basaev.  </p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/inguscezia/inguscezia/inguscezia.html" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo completo</a></p>
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		<title>I tagli alla scuola? Sì, se è pubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 18:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di S. Intravaia, per Repubblica del 11/05/2009
Più soldi alle paritarie. Mentre l&#8217;Esecutivo taglia 8 miliardi (e 134 mila posti in tre anni) alla scuola pubblica il Parlamento impegna ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di S. Intravaia, per <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a> del 11/05/2009</em></p>
<p>Più soldi alle paritarie. Mentre l&#8217;Esecutivo taglia 8 miliardi (e 134 mila posti in tre anni) alla scuola pubblica il Parlamento impegna il governo perché nei prossimi mesi aumenti i finanziamenti alle scuole private. I promotori delle mozioni approvate dalla Camera durante la seduta dello scorso 6 maggio sanno che il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, sta predisponendo la Finanziaria per il 2010. Due delle tre mozioni che hanno incontrato il consenso dell&#8217;aula di Montecitorio, nella sostanza, chiedono dapprima di restituire alle scuole paritarie il &#8220;maltolto&#8221; (leggasi taglio effettuato con la legge finanziaria del 2009) e, successivamente, di allargare i cordoni della borsa. </p>
<p>Sull&#8217;esigenza di supportare le scuole paritarie, che vedono impegnata sul campo la chiesa cattolica, si è realizzato alla Camera un accordo abbastanza largo che ha coinvolto un pezzo dell&#8217;opposizione. La mozione che senza troppi preamboli chiede al governo di &#8220;incrementare le risorse destinate al sistema paritario&#8221; è quella sottoscritta da una trentina di deputati del Pdl (tra i quali Cicchitto e Cota, due uomini molto vicini al presidente del consiglio Berlusconi), della Lega e del Movimento per l&#8217;autonomia di Raffaele Lombardo. </p>
<p>&#8230;</p>
<p>I deputati hanno le idee chiare in merito. La risposta è data da &#8220;mix di strumenti quali: buoni scuola per la copertura, in tutto o in parte, dei costi di iscrizione e di frequenza in scuole paritarie; detrazioni fiscali a favore delle famiglie che iscrivono i figli presso scuole paritarie in misura adeguata a ridurre significativamente gli oneri, calibrate a scalare per le famiglie con i redditi più bassi&#8221;. Sarà d&#8217;accordo Tremonti che l&#8217;anno scorso ha fatto andare su tutte le furie i vescovi italiani tagliando 133,4 milioni al sistema paritario, per poi dovere tornare sui suoi passi e restituirne 120? </p>
<p>Ma non basta: mancano all&#8217;appello 13,4 milioni ai quali le scuole paritarie non intendono rinunciare. E con una formula piuttosto criptica i richiedenti invitano il governo &#8220;ad adottare iniziative per recuperare le risorse mancanti affinché la situazione dei finanziamenti alla scuola paritaria per l&#8217;esercizio finanziario del 2009 ammonti sostanzialmente a quelli assegnati nell&#8217;esercizio finanziario 2008&#8243;: circa 500 milioni. Cifra che ai gestori delle paritarie sembra insufficiente e che potrebbe essere incrementata di altri 100 milioni. </p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-10/soldi-private/soldi-private.html" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>La Rete ha vinto e resta libera</title>
		<link>http://www.idvmodena.it/2009/04/30/la-rete-ha-vinto-e-resta-libera/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 08:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Fantuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicchiamo di seguito l&#8217;articolo di Guido Scorza, Presidente dell&#8217;Istituto per le politiche dell&#8217;innovazione, apparso su punto-informatico.it mercoledì 29 aprile:

Roma &#8211; La libertà dei cittadini italiani di usare la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicchiamo di seguito l&#8217;articolo di <a href="http://www.guidoscorza.it/">Guido Scorza</a>, Presidente dell&#8217;Istituto per le politiche dell&#8217;innovazione, apparso su <a href="http://punto-informatico.it/2611754/PI/Brevi/rete-ha-vinto-resta-libera.aspx">punto-informatico.it</a> mercoledì 29 aprile:</p>
<p><a href="http://www.italiadeivalori-modena.it/wp-content/uploads/2009/04/dalia-onorevole2.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-636" src="http://www.italiadeivalori-modena.it/wp-content/uploads/2009/04/dalia-onorevole2.jpg" alt="" width="88" height="121" /></a></p>
<p>Roma &#8211; La libertà dei cittadini italiani di usare la Rete per informare ed informarsi così come loro garantito dalla Carta fondamentale dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino prima e dalla Costituzione poi è salva&#8230; almeno per il momento.</p>
<p>I Deputati italiani, infatti, mostrando una maturità ed un rispetto per i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti superiore a quello dei colleghi del Senato, nella notte di ieri, hanno abrogato l&#8217;art. 60 del DDL n. 2180, meglio noto al grande pubblico come emendamento D&#8217;Alia, approvando l&#8217;emendamento Cassinelli. Uno dei più pericolosi attentati alla libertà dell&#8217;informazione in Rete ed attraverso la Rete è stato, dunque, sventato.</p>
<p>L&#8217;emendamento D&#8217;Alia, infatti &#8211; che sia stato frutto di superficialità, ignoranza delle dinamiche di circolazione dei contenuti in Rete o di un eccesso di giustizialismo &#8211; avrebbe drammaticamente ridotto la libertà di informazione nel nostro Paese per effetto dell&#8217;applicazione di una perversa logica repressivo-cautelare in forza della quale la sospetta commissione da parte di un singolo di un reato di opinione avrebbe finito con il gravare sull&#8217;intera collettività che, dalla sera alla mattina, si sarebbe ritrovata nell&#8217;impossibilità di informare ed informarsi attraverso blog, ugc e altre piattaforme telematiche.</p>
<p>Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto &#8211; ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato &#8211; un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.<br />
Oggi, però, credo sia più importante parlare di come si è impedito che tale intendimento divenisse realtà e si è giunti al pentimento operoso del nostro legislatore. Si tratta, infatti, di un percorso virtuoso che sarebbe auspicabile non restasse isolato. Protagonista indiscussa di questo percorso è stata &#8211; mi sia consentito, solo per un istante, proporne un&#8217;immaginaria personificazione &#8211; la Rete in tutte le sue molteplici forme e sfaccettature.</p>
<p>È stato il tam tam della blogosfera, quello nelle piattaforme di social network, il rimbalzare dei video su YouTube, il libero esercizio da parte di centinaia di migliaia di cittadini italiani che ogni giorno usano la Rete del loro diritto di critica e la viralità della comunicazione elettronica a costringere il Parlamento a prestare attenzione ai 1684 caratteri (spazi esclusi) dell&#8217;emendamento D&#8217;Alia che, altrimenti, avrebbero rischiato di passare inosservati e di formare oggetto &#8211; come probabilmente già accaduto al Senato &#8211; di un voto distratto, assonnato, intorpidito che, difficilmente, le parole &#8220;filtraggio&#8221;, &#8220;Internet&#8221; o &#8220;connettività&#8221; sarebbero state in grado di risvegliare.</p>
<p>È un successo della Rete, dunque, quello che si è celebrato nella serata di ieri a Montecitorio al momento del voto in Commissione riunita Giustizia-Affari Costituzionali con il quale si è abrogato l&#8217;art. 60 del DDL n. 2180, l&#8217;emendamento D&#8217;Alia. La Rete ha difeso se stessa, si potrebbe dire con formula riassuntiva, giornalisticamente forse efficace ma linguisticamente e giuridicamente approssimativa.</p>
<p>A dirla meglio la realtà è che quella che si è appena consumata sotto i nostri occhi è la prova che Internet è ormai divenuto uno strumento maturo di democrazia elettronica da utilizzarsi in una politica partecipata, ampia e condivisa, caratterizzata da un dialogo aperto, rapido e schietto tra eletti ed elettori, dialogo nell&#8217;ambito del quale i numeri e la cassa di risonanza rappresentata dalla dimensione globale del fenomeno possono indurre i primi a ritornare sui propri passi ascoltando l&#8217;opinione dei secondi, noi, gli elettori.</p>
<p>Nel mondo dei media tradizionali, della televisione e della carta stampata questo non sarebbe mai stato possibile perché l&#8217;informazione correva verticalmente dai più grandi (economicamente e politicamente) ai più piccoli senza alcuna possibilità di invertire la direzione e i primi formavano a loro immagine e somiglianza l&#8217;opinione pubblica generando il consenso e scongiurando il formarsi di sacche di dissenso.</p>
<p>È questo il miracolo della Rete, primo mezzo di comunicazione di massa nel senso più pregnante del termine, in grado di lasciarsi plasmare ed utilizzare dai <em>più</em> numerosi e non già dai <em>più</em> grandi economicamente e politicamente.</p>
<p>Tale constatazione costituisce, ad un tempo, la ragione per la quale l&#8217;accesso libero e neutrale alla Rete va garantito e tutelato quale presupposto indefettibile dei diritti e delle libertà fondamentali e del perché, da più parti, talora in maniera più trasparente e talaltra più celata, si vorrebbe trasformare, a colpi di regole, la Rete in una grande TV.</p>
<p>Congratulazioni Signora Net, una bella e meritata vittoria!</p>
<p>Occorre, tuttavia, dare a Cesare quel che è di Cesare e, quindi, riconoscere che gli sforzi di quanti in Rete ed attraverso la Rete hanno, nelle ultime settimane, fatto il possibile perché questo risultato venisse raggiunto, sarebbero rimasti frustrati se non avessero trovato adeguata sponda nella responsabilità e nel senso del dovere di alcuni uomini delle Istituzioni ed in alcuni politici più illuminati di altri che hanno raccolto il grido di preoccupazione dei cittadini e lo hanno tradotto in emendamenti all&#8217;emendamento D&#8217;Alia che &#8211; istituzionalmente parlando &#8211; non è rimasto travolto dalle urla della Rete ma è stato, invece, soppresso dall&#8217;approvazione di due emendamenti sostanzialmente gemelli presentati uno dal PD (molti firmatari) e l&#8217;altro dall&#8217;On. Cassinelli &#8211; lo stesso del Salvablog &#8211; che già aveva presentato, facendosi per primo portatore delle istanze della Rete, un altro emendamento meno radicale ma, comunque, in grado di &#8220;neutralizzare&#8221; il ciclone D&#8217;Alia.</p>
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		<title>Gli italiani che sbagliano e fanno le vittime</title>
		<link>http://www.idvmodena.it/2009/04/21/gli-italiani-che-sbagliano-e-fanno-le-vittime/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 15:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Beppe Severgnini per il Corriere del 21/04/09
Oggi parliamo di plagio accademico, cori contro Balotelli, professionisti ingordi e cemento (male) armato. I fili italiani sono sottili e tenaci: trovarli è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Beppe Severgnini per il Corriere del 21/04/09</em></p>
<p><span><strong>Oggi parliamo di plagio accademico, cori contro Balotelli, professionisti ingordi</strong> </span>e cemento (male) armato. I fili italiani sono sottili e tenaci: trovarli è possibile, tagliarli troppo faticoso. Cominciano dalle università. A differenza di quelle inglesi o francesi, sono sprovviste di software di rilevamento del plagio. Secondo la società Six Degrés, che ha condotto una ricerca su 2.000 atenei e istituti, il 50% delle tesi contengono più del 5% di similitudini da Internet. Traduzione: metà degli studenti copia. Alle superiori, l&#8217;84% delle tesine dell&#8217;ultimo anno sono del tutto o in parte copiate. Voi direte: segreto di Pulcinella. D&#8217;accordo: ma il plagio è vietato, talvolta è reato. In molti Paesi, Usa in testa, l&#8217;azione è giudicata grave e disonorevole. Uno studente sorpreso a copiare è punito severamente, talvolta espulso. Forse perché al liceo ho peccato, non mi sento d&#8217;essere troppo severo. Ai tempi, però, si trattava di una soffiata o una sbirciata. Oggi si copia su scala industriale. Perché fare una ricerca se si può fare copia-incolla da Wikipedia?..</p>
<p><span><strong>Lo stesso meccanismo opera in altri campi</strong>. L&#8217;evasione fiscale</span>, in cui intere categorie sguazzano, guadagnando 200 e dichiarando 30 (se dicessi quali scatterebbe l&#8217;indignazione piagnucolosa, e magari la querela). Gli appalti pubblici, dove si viene pagati per fare qualcosa, e si fa molto meno, in molto tempo, con materiali molto scadenti (poi arriva il terremoto, e salta fuori l&#8217;inghippo).. Tanto, chi controlla? E Balotelli? dirà chi ha letto fin qui sperando in una bella polemica Inter-Juve. Be&#8217;, gli gridano «Negro di merda!» in tutti gli stadi d&#8217;Italia. A casa mia questo si chiama razzismo, e del peggiore. Invece, una volta ancora, si tende a far finta di niente, a far passare un reato per un vezzo, una schifezza per un&#8217;indelicatezza. Dite un po&#8217;, fratelli d&#8217;Italia: voi vi sentite orgogliosi? Io non tanto.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_21/Italiani_vittime_sbaglian_severgnini_beppe_e660211a-2e33-11de-8b9e-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo intero</a></p>
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		<title>Il sultano democratico</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 09:03:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Sartori]]></category>
		<category><![CDATA[Sultano democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[di G. Sartori per il Corriere del 16/04/09
Oggi, invece, il dittatore si infiltra gradualmente e senza troppo parere nelle istituzioni democratiche preesistenti e le svuota dall’interno. Una prima ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di G. Sartori per il Corriere del 16/04/09</p>
<p>Oggi, invece, il dittatore si infiltra gradualmente e senza troppo parere nelle istituzioni democratiche preesistenti e le svuota dall’interno. Una prima incarnazione di questa strategia furono le «democrazie popolari» inventate nel secondo dopoguerra dal Cremlino per i Paesi dell’Europa dell’Est restati nella zona di influenza sovietica.</p>
<p>&#8230;</p>
<p><strong>Nessuno si dichiara più dittatore. Tutti fanno finta di non esserlo</strong>. Ma lo sono. Arrivo a Silvio Berlusconi. È un dittatore? No: non viola la Costituzione. Lo può diventare? Sì, le riforme costituzionali che caldeggia sono tutte intese a depotenziare e fagocitare i contropoteri che lo intralciano. Ma vuole davvero diventare un dittatore? Qui dobbiamo rispondere a naso, a fiuto. A mio fiuto, a Berlusconi interessa semplicemente fare quello che vuole. Si ritiene bravissimo ed è a questo titolo che pretende a mano libera, che mal sopporta chi lo frena. Però è vero che la sua megalomania sta crescendo, che esibisce un complesso di persecuzione addirittura nei confronti dei media (tutta la televisione che gli spara contro! Figurarsi). Il che depone male. Eppure a tutt’oggi il personaggio resta, a mio vedere, soprattutto quello di un padrone autoritario. Congetture a parte, nei suoi due precedenti periodi di governo Berlusconi si è impegnato a salvare se stesso dalla magistratura e a corazzare un impero tutto intriso di conflitti e di abusi di interesse.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cultura/09_aprile_16/giovanni_sartori_il_sultano_democratico_e645e3ee-2a4c-11de-a92d-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Aggiornamento sul processo Dell&#8217;Utri</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 16:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Dell'Utri]]></category>
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		<category><![CDATA[Processo]]></category>
		<category><![CDATA[tentata estorsione]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il link all&#8217;articolo del cronista di giudiziaria del Corriere della Sera, Luigi Ferrarella. Il giornalista ci informa che la seconda Corte d&#8217;Appello di Milano ha derubricato l&#8217;imputazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo il link all&#8217;articolo del cronista di giudiziaria del Corriere della Sera, Luigi Ferrarella. Il giornalista ci informa che la seconda Corte d&#8217;Appello di Milano ha derubricato l&#8217;imputazione originalmente contestata a Marcello Dell&#8217;Utri ( tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa, in concorso col boss mafioso Vincenzo Virga ) a &#8220;minaccia grave&#8221;, facendo così avvicinare il non luogo a procedere per sopraggiunti termini di prescrizione.</p>
<p><span style="color: #551a8b; text-decoration: underline;"><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LDZB8" target="_blank">Ecco l&#8217;articolo</a></span></p>
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		<title>Eroi e vecchi camion, le due Italie</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 16:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere]]></category>
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Il caposquadra dei pompieri Marco Cavagna ci ha lasciato la pelle, nel tentativo di salvare quella degli altri. Era partito coi colleghi da ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>G.A. Stella per il Corriere del 08/04/09</em></p>
<p><strong>Il caposquadra dei pompieri Marco Cavagna </strong>ci ha lasciato la pelle, nel tentativo di salvare quella degli altri. Era partito coi colleghi da Bergamo per L&#8217;Aquila all&#8217;alba. La sera era già al lavoro tra le rovine della città fantasma. Una fitta e si è acca sciato. C’è da sperare che almeno l’ambu lanza fosse in ordine. Perché, insieme con tanti eroi ricchi di coraggio e generosità come lui, i vigili del fuoco arrivati da tutto il Paese sono stati costretti a portare in Abruzzo anche vecchi camion scassati.</p>
<p><strong>Bestioni appesan titi da venti anni di servizio o ancora di più. </strong>Che a volte, dopo un rantolo del mo tore, si sono fermati in autostrada e, co me certi muli di una volta, non han volu to saperne di ripartire. Eccole qui, le due facce dello Stato sul fronte di quella che Guido Bertolaso ha chiamato «la tragedia del millennio». Due facce complementari, come tante volte accade. Da una parte l’Italia dei ve tusti «Fiat Om 90», «AF Combi» o «APS Eurofire» in servizio dai tempi lontani in cui il centravanti della nazionale era Paolino Rossi, carrette di lamiera che do po essere state lasciate «dieci anni nei ca pannoni » (parole di un comunicato uffi ciale del sindacato di base Rdb-Cub) so no finite «fuori uso per problemi di ribal tamento e rotture ai supporti del serbato io dell’acqua» e abbandonate lungo il percorso&#8230;.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_08/eroi_vecchi_camion_stella_7aa978c2-23fc-11de-a75a-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Continua a leggere l&#8217;articolo&#8230;</a></p>
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		<title>Cellula dei Casalesi sgominata a Modena</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 13:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
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		<category><![CDATA[Modena]]></category>

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		<description><![CDATA[da Corriere.it del 06/04/2009
MODENA &#8211; Un gruppo camorristico collegato al clan dei Casalesi è stato arrestato a Modena dalla polizia di Stato. Cinque le ordinanze di custodia cautelare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da Corriere.it del 06/04/2009</p>
<p>MODENA &#8211; Un gruppo camorristico collegato al clan dei Casalesi è stato arrestato a Modena dalla polizia di Stato. Cinque le ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti degli arrestati. Le lunghe indagini eseguite dalla squadra mobile di Modena in collaborazione con il ministero della Giustizia hanno permesso di scoprire un gruppo criminale operante da più di 20 anni a Modena e contiguo al clan camorristico riconducibile al figlio del capo indiscusso Francesco Schiavone detto «Sandokan».</p>
<p><strong>I REATI - </strong>Gli arrestati sono accusati di numerosi reati tra cui associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsioni, rapine, lesioni e reati in materia di armi. Nel corso dell&#8217;operazione sono stati sequestrati 2 circoli privati. L&#8217;operazione «Medusa» è la seconda e conclusiva tranche della vasta attività anticrimine condotta di recente a carico dei membri dell&#8217;organizzazione infiltrati nella provincia di Modena ormai da oltre 20 anni. Successivamente all&#8217;esecuzione dei primi 5 provvedimenti di fermo emessi dai magistrati della Dda di Bologna il 9 marzo, sono stati eseguiti altri cinque arresti disposti dal gip del Tribunale di Bologna a carico degli altri componenti del gruppo sul quale sono state svolte le indagini ma che all&#8217;atto della conclusione della prima tranche erano già   detenuti per altra causa, per cui non era quindi possibile procedere a loro carico con provvedimenti di fermo.</p>
<p><strong>GLI ARRESTI - </strong>Gli arresti in carcere sono stati eseguiti a Trapani, Bologna, Como, Vercelli e Santa Maria Capua Vetere. Destinatari dei provvedimenti sono Pasquale Ciocia detto «Brufolone» o «Òmpirciato», casertano di Trentola Ducenta, 47 anni; Nicola Nappa detto «Nik Nak», napoletano di 42 anni; Antonio Noviello detto «Appicciastocchia», nato a Casal di Principe 34 anni fa; il fratello di ques&#8217;tultimo, Vincenzo Noviello, 41 anni, nato in Inghilterra; e infine Antonio Pagano, detto «Pettulone», nato a San Cipriano d&#8217;Aversa 41 anni fa. Sono considerati dagli inquirenti affiliati al clan dei Casalesi, per conto del quale agivano in provincia di Modena, e sono accusati di concorso in corruzione aggravata dalla partecipazione ad associazione di stampo camorristico&#8230;</p>
<p><strong>CLAN IN TRASFERTA - </strong>Le indagini svolte dalla polizia hanno consentito di appurare sia la versatilità del gruppo sia il fatto che i suoi componenti di vertice vantavano molteplici interessi in Emilia Romagna, più in generale, e nella provincia di Modena più in particolare&#8230; La vicinanza tra alcuni indagati e Raffaele Diana («Rafilotto») e Francesco Schiavone («Sandokan») &#8211; annotano gli inquirenti &#8211; aveva già trovato conferma oltre che nell&#8217;operazione «Medusa», anche in precedenti indagini della Squadra Mobile di Modena a carico di esponenti del «clan dei Casalesi» presenti ed operanti in provincia di Modena (operazioni «Zeus» e «Minerva»).</p>
<p><strong>IL FIGLIO DI «SANDOKAN» - </strong>I vertici della consorteria camorristica, fin dagli anni &#8217;80, sono sempre stati particolarmente interessati al volume di denaro ricavato dalla gestione delle bische e dei circoli privati nel territorio modenese lasciando di recente in mano al gruppo criminale oggetto dell&#8217;operazione «Medusa» la conduzione delle attività in argomento. Già nel 2006 era emerso il dato non trascurabile della presenza a Modena di un figlio del boss indiscusso del clan, Francesco Schiavone, che aveva preso la residenza in città in un appartamento nella zona di via Fratelli Rosselli. Questi dopo aver risieduto a Modena per diverso tempo, si era reso irreperibile dal 2007, dopo essere stato convocato in Questura per un sequestro preventivo nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione «Spartacus III». Quell&#8217;indagine aveva consentito di individuare immobili ed attività economiche attraverso cui era stato assicurato il reinvestimento dei proventi delle attività illecite dei Casalesi, riconducibili sia direttamente ad esponenti ed affiliati del clan che a loro familiari.</p>
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		<title>Don Peppino, eroe in tonaca</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 16:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
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		<category><![CDATA[peppino diana]]></category>
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LA mattina del 19 marzo del 1994 don Peppino era nella chiesa di San Nicola, a Casal di Principe. Era il suo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da Repubblica.it del 18/03/09, di Roberto Saviano</em></p>
<p>LA mattina del 19 marzo del 1994 don Peppino era nella chiesa di San Nicola, a Casal di Principe. Era il suo onomastico. Non si era ancora vestito con gli abiti talari, stava nella sala riunioni vicino allo studio. Entrarono in chiesa, senza far rimbombare i passi nella navata, non vedendo un uomo vestito da prete, titubarono. <br />
<em>Chi è Don Peppino? <br />
Sono io&#8230;</em> <br />
Poi gli puntarono la pistola semiautomatica in faccia. Cinque colpi: due lo colpirono al volto, gli altri bucarono la testa, il collo e la mano. Don Peppino Diana aveva 36 anni. Io ne avevo 15 e la morte di quel prete mi sembrava riguardare il mondo degli adulti. Mi ferì ma come qualcosa che con me non aveva relazione. Oggi mi ritrovo ad essere quasi un suo coetaneo. Per la prima volta vedo don Peppino come un uomo che aveva deciso di rimanere fermo dinanzi a quel che vedeva, che voleva resistere e opporsi, perché non sarebbe stato in grado di fare un&#8217;altra scelta. </p>
<p>Dopo la sua morte si tentò in ogni modo di infangarlo. ..</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/camorra-8/camorra-8/camorra-8.html?ref=search" target="_blank">Continua a leggere&#8230;</a></p>
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		<title>Magistrati in politica? Why Not?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 14:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiara Moroni]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Ayala]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi proponiamo la visione della puntata odierna di OMNIBUS di LA7 dedicata alla candidatura di Luigi de Magistris con l&#8217;IdV alle europee ed al rapporto tra Magistratura e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi proponiamo la visione della puntata odierna di OMNIBUS di LA7 dedicata alla candidatura di Luigi de Magistris con l&#8217;IdV alle europee ed al rapporto tra Magistratura e Politica.<br />
Ospiti: Luigi de Magistris, Gianrico Carofiglio, Chiara Moroni, Giuseppe Ayala, Gianni De Michelis e Franco Bechis.</p>
<p>http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=omnibus&#038;video=23879</p>
<p><object width="400" height="330"><param name="movie" value="http://www.la7.it/swf/flvplayer.swf?contentURL=/video/omnibus/omnibus_190309_1.flv&#038;imgPath=/img/video/320X240/23879.jpg"/><param name="allowFullScreen" name="true"/><embed src="http://www.la7.it/swf/flvplayer.swf" FlashVars="contentURL=/video/omnibus/omnibus_190309_1.flv&#038;imgPath=/img/video/320X240/23879.jpg" type="application/x-shockwave-flash" allowFullScreen="true" width="400" height="330"></embed></object></p>
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		<title>De Magistris si candiderà alle Europee con Italia Dei Valori</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 16:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Montone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[candidato]]></category>
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(ANSA) &#8211; ROMA, 17 MAR &#8211; L&#8217;ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris sceglie la politica e correra&#8217; per le prossime elezioni europee con l&#8217;Italia dei Valori.Lo ha ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italiadeivalori-modena.it/wp-content/uploads/2009/03/este_17154238_42450.jpg"><img class="size-medium wp-image-419 alignleft" src="http://www.italiadeivalori-modena.it/wp-content/uploads/2009/03/este_17154238_42450.jpg" alt="L'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris" width="230" height="150" /></a></p>
<p>(ANSA) &#8211; ROMA, 17 MAR &#8211; L&#8217;ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris sceglie la politica e correra&#8217; per le prossime elezioni europee con l&#8217;Italia dei Valori.Lo ha annunciato oggi egli stesso. &#8216;Lo faro&#8217; come indipendente, insieme ad altri esponenti della societa&#8217; civile&#8217;, dice il magistrato che ha chiesto oggi al Csm l&#8217;aspettativa necessaria. Il via libera potrebbe arrivare a stretto giro di posta, forse gia&#8217; domani dal plenum del Csm di domani. De Magistris, che e&#8217; stato trasferito d&#8217;ufficio e dalle sue funzioni di pm dalla sezione disciplinare del Csm e che ora fa il giudice a Napoli, ha consegnato personalmente la sua domanda a Palazzo dei marescialli. Domanda su cui deve pronunciarsi in prima istanza la Quarta Commissione. Voci su una sua candidatura alle europee circolavano da tempo. E in una recente intervista aveva detto di non poter escludere di scendere in politica: &#8216;sono stato messo all&#8217;angolo, per non nuocere evidentemente. Continuano contro di me iniziative disciplinari assolutamente prive di ogni fondamento e incredibili per certi aspetti, quindi io non escludo in questo momento nulla. Ma questo non significa che ho preso delle decisioni&#8217;</p>
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		<title>Fao: «Dieci milioni di posti di lavoro investendo nella gestione delle foreste»</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 16:01:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano la Maida</dc:creator>
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		<description><![CDATA[dal Corriere.it del 10/03/2009 :
Dieci milioni di nuovi posti di lavoro verdi possono essere creati investendo nella gestione sostenibile delle foreste. Lo dice la Fao, agenzia dell&#8217;Onu per l&#8217;alimentazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dal Corriere.it del 10/03/2009 :</p>
<p>Dieci milioni di nuovi posti di lavoro verdi possono essere creati investendo nella gestione sostenibile delle foreste. Lo dice la <a rel="nofollow" href="http://www.fao.org/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Fao, agenzia dell&#8217;Onu per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura</span></a>. «In seguito all&#8217;enorme perdita di posti di lavoro dovuta all&#8217;attuale crisi economica, la gestione sostenibile delle foreste potrebbe divenire un mezzo per creare milioni di posti di lavoro &#8220;verdi&#8221;, contribuendo pertanto a ridurre la povertà e a migliorare le condizioni ambientali», afferma Jan Heino, vice direttore generale del Dipartimento foreste della Fao&#8230; Secondo un recente studio dell&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro, la disoccupazione mondiale potrebbe aumentare da 179 milioni di persone nel 2007 a 198 milioni nel 2009 nel migliore dei casi; nel caso peggiore, potrebbe arrivare a raggiungere i 230 milioni di persone.</p>
<p><strong>IMBOSCHIMENTO</strong> - Maggiori investimenti nel settore forestale potrebbero creare lavoro in attività quali la gestione delle foreste, le pratiche agro-forestali, un miglior controllo degli incendi, lo sviluppo e la conservazione dei sentieri di montagna e dei luoghi ricreativi, l&#8217;espansione delle aree verdi urbane, il recupero delle zone forestali degradate e l&#8217;imboschimento di nuove aree. Tali attività potranno essere adattate alle circostanze locali, tra cui la disponibilità di forza lavoro, i livelli di abilità e le condizioni sociali, economici ed ecologiche. Numerosi paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Corea del Sud, hanno incluso il settore forestale nei loro piani di stimolo economico. L&#8217;imboschimento è una componente importante anche nel programma di promozione dell&#8217;occupazione rurale in India. Secondo la Fao, è possibile ottenere almeno 10 milioni di nuovi posti di lavoro a livello mondiale grazie agli investimenti nazionali.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo intero</p>
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